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Dieci domande che potrebbero esservi rivolte dal cliente per capire se l’abitazione proposta è antisismica.-
DIECI DOMANDE CHE POTREBBERO ESSERVI RIVOLTE PER CAPIRE SE L’ABITAZIONE PROPOSTA È ANTISISMICA


Di fronte al terremoto sono molti oggi a chiedersi se la propria casa sia a prova di sisma oppure sia una possibile fonte di pericolo. Vediamo quali sono gli elementi da considerare e le possibili soluzioni affrontando anche il tema dei danni e dei mutui.



1) Come è fatta una casa resistente al terremoto?
Le accortezze nascono già durante la progettazione: una casa a pianta quadrata sarà meno a rischio di una a forma di serpente. Più una struttura è rigida (come in muratura portante) più sarà importante collegare bene tra di loro gli elementi come fossero parti di una scatola cosicché, in caso di sisma, tutto si muova all’ unisono. Più le strutture sono flessibili (come con l’ acciaio) più bisogna prestare attenzione agli elementi non portanti, affinché assorbano in armonia le sollecitazioni.

2) Quali materiali devono essere preferiti?
Non esiste il materiale ideale, esistono qualità e corretto utilizzo. Se le barre d’ acciaio sono controllate in officina, l’ amalgama del calcestruzzo può essere modificata in cantiere, con il rischio che il prodotto finito non sia ottimo. Al di là delle situazioni fraudolente (la sabbia di mare, che altera la chimica del calcestruzzo) anche il ritardo di una betoniera bloccata dal traffico può portare gli operai del cantiere ad allungarla, pericolosamente, con l’ acqua.

3) Perché cadono edifici fatti di cemento armato?
Perché troppo spesso le norme vengono rispettate solo sulla carta per avere un appiglio sicuro di fronte a eventuali indagini della magistratura. Ma succede che, dietro a palazzi crollati, ci siano parti in cemento armato montate al contrario rispetto ai disegni di progetto o barre d’ acciaio inserite in modo non conforme, quindi inutile. Ma anche all’ Aquila le strutture moderne crollate (come la Casa dello Studente) sono state relativamente poche rispetto a quelle danneggiate ma ancora in piedi.

4) Come si può capire se la casa resisterà?
Conviene verificare se la propria zona sia considerata ad alto rischio sismico. In tal caso, se l’ anno di costruzione è precedente alle prime norme di edilizia sismica introdotte in Italia (nel ‘74 a seguito del terremoto in Friuli e nei primi Anni 80, dopo i fatti dell’ Irpinia) conviene comunque procedere a dei controlli. Tra le costruzioni più recenti, possono essere più deboli quelle in cui il piano terra non c’ è, sostituito da pilastri che, da soli, potrebbero reggere di meno gli scossoni di un terremoto.

5) Qual è il costo aggiuntivo per la sicurezza?
Piuttosto basso. Per le abitazioni comuni è sufficiente il rispetto di norme antisismiche che comportino l’ incolumità degli abitanti anche in presenza di scosse importanti. In questo caso si stimano maggiori costi tra il 4 e il 10%. Un’ abitazione costa, all’ origine, tra i 1.100 e i 1.200 euro al metro quadrato, occorrono dunque tra i 44 e i 120 euro al metro per stare più tranquilli. Costi maggiori ci sono per edifici pubblici che devono non solo restare in piedi ma mantenere l’ agibilità.
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